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III DOMENICA DI PASQUA

Celebriamo oggi la terza domenica di Pasqua. Celebriamo anche l’anniversario del ritrovamento dell’immagine della madonna Assunta della nostra chiesa di Arcagna, una festa molto sentita e partecipata che dimostra tutta la devozione e tutto il nostro affetto alla Vergine Maria, anche in circostanze particolari, come in questo tempo.

Nel vangelo abbiamo ascoltato lo splendido racconto dell’apparizione di Gesù risorto a due discepoli sulla strada di Emmaus. L’evangelista Luca nel raccontarci l’episodio vuole trasmetterci un insegnamento particolare: vuole indicarci che dietro all’esperienza dei discepoli sta il senso profondo delle nostre celebrazioni eucaristiche, delle nostre messe. Infatti nel racconto troviamo una parte che potrebbe avvicinarsi e ricordare la prima parte della nostra messa, la liturgia della Parola, quando viene proclamata la Parola di Dio. I due discepoli parlano delle loro cose, ritornano sui fatti successi in quei giorni, sulle speranze che avevano riposto in Gesù e sulla loro delusione, sulla loro amarezza perché le loro aspettative non erano state realizzate. Tristi ritornano nel loro privato. Uno sconosciuto si avvicina a loro e gli raccontano quello di cui stavano parlando. È Gesù quello sconosciuto, ma i discepoli non lo riconoscono, i loro occhi erano come incapaci di riconoscerlo, ma lo ascoltano parlare. Vedere il Risorto non è sufficiente per raggiungere fede, loro conoscevano bene Gesù, lo incontrano, ma non lo riconoscono. È un’esperienza che capita anche a noi: il Signore risorto cammina al nostro fianco e noi non lo riconosciamo, ci parla, magari noi lo ascoltiamo, ma non abbiamo fede in Lui. I discepoli ascoltano Gesù che spiega loro attraverso le Scritture quello che riguardava Lui, che doveva passare attraverso la sofferenza e il rifiuto per arrivare alla gloria. Ascoltando la spiegazione delle letture i due discepoli si accorgono che il loro cuore era freddo e si scalda, proprio ascoltando le parole della Scrittura che parlano di Gesù. Poi l’evangelista dice che Gesù entrò per rimanere con loro. Non sappiamo dove è entrato Gesù, forse in una casa, senz’altro nella vita di quelle persone, entrò per rimanervi, Gesù è dentro di noi. Questa seconda parte corrisponde alla Liturgia eucaristica: Gesù spezza il pane e i discepoli finalmente lo riconoscono e riprendono il cammino, per annunciare ad altri quello che hanno visto. Il nostro cuore freddo viene riscaldato da Gesù che ci fa testimoni e missionari della sua forza e della novità della risurrezione che viene per noi.

Secondo la tradizione proprio oggi, 371 anni fa un contadino mentre arava un campo, vicino a una chiesa andata distrutta, si accorge che il suo aratro si è incagliato in un pezzo di muro. Conosciamo bene la storia: quel pezzo di muro riporta la bellissima immagine della Madonna Assunta che si accompagna presto a fatti prodigiosi. Senz’altro prodigiosa è una devozione che da allora continua ancora oggi e spinge molti fedeli a portare a Maria le proprie speranze, i propri dolori e le proprie sofferenze, certi di essere ascoltati ed esauditi dalla Madre di Dio. Maria è la benedetta fra tutte le donne, è stata ricolmata della grazia del Signore e ci insegna come essere veri discepoli del Signore. Come per Maria Dio deve essere grande tra di noi, importante. Dobbiamo permettere a Dio di essere presente, perché solo se Dio è presente abbiamo un orientamento, una strada da seguire. Rendiamo Dio grande nella nostra vita. Maria ci insegna a fare spazio ogni giorno a Dio nella nostra vita. Non perdiamo il nostro tempo libero se lo offriamo a Dio. Se Dio entra nel nostro tempo, tutto il tempo diventa più grande, più vero, più bello.

Concludo con una preghiera di san Bernardo a Maria: Chiunque tu sia, in questo mare che è il mondo, tu che…ti senti sballottato quaggiù, nel mezzo di uragani e tempeste, non distogliere mai i tuoi occhi dalla luce di Maria.. Se il vento delle tentazioni ti assale, guarda la Stella, rivolgiti a Maria…Quando, tormentato dalle tue colpe.. cominci ad essere preso dalla tristezza e dalla disperazione, pensa a Maria. Nei pericoli, nell’angoscia, nell’incertezza, invoca Maria. Che il suo nome mai abbandoni le tue labbra ed il tuo cuore. E per ottenere il sostegno della sua preghiera, non smettere di imitare l’esempio della sua vita. Seguendola, non ti perderai; pregandola, non conoscerai la disperazione, pensando a Lei, non ti sbaglierai. Se Lei ti sostiene, non affonderai; se lei ti protegge, non avrai timore di nulla; sotto la sua guida non temere la fatica; con la sua protezione raggiungerai il porto.  Interceda Maria per la nostra Comunità e per le nostre famiglie. Preghi il Signore per noi.

don Simone

II DOMENICA DI PASQUA

Celebriamo oggi la seconda domenica di Pasqua, la domenica in albis, si chiude oggi l’ottava di Pasqua. La festa di Pasqua per noi cristiani è così importante, è il compimento della storia della salvezza, che la Chiesa ha pensato di dilatarla in otto giorni, come se fossero un unico giorno. Oggi si completa il grande evento di tutta la storia, che è la risurrezione di Gesù, inizio di un nuovo mondo, della nuova Alleanza. San Giovanni Paolo II per questa domenica della divina misericordia. La misericordia del Signore fa splendere la nostra vita che grazie a Gesù può risorgere.

Si legge nel vangelo l’episodio dell’incontro di Gesù con gli apostoli, proprio otto giorni dopo la Risurrezione. Inizia quell’abitudine di trovarsi ogni settimana, di domenica in domenica, per incontrare il Signore risorto che è in mezzo a noi e che ci parla, è quello che viviamo nella Messa. C’è anche Tommaso, che, assente il giorno della risurrezione, non credeva che il Signore fosse apparso. E Gesù lo accontenta, non in privato, da solo, ma alla presenza della comunità dei discepoli, gli mostra i segni della sua crocifissione, gli fa verificare, è proprio il crocifisso, è proprio vivo. Gesù ha superato il dramma della morte ed è risorto.

Giovanni si preoccupa di spiegare il significato del nome Tommaso: significa gemello e riporta anche la forma greca Didimo che significa, appunto, gemello. Perché Giovanni si preoccupa di chiarirci questo significato? Per attirare la nostra attenzione su quel particolare e per darci una chiave di lettura del brano di Vangelo. Tommaso è un gemello, cioè chiamato ad assomigliare a Gesù come discepolo, ma soprattutto è gemello nostro, quello che non nasconde a Gesù i suoi dubbi, le sue difficoltà a credere, proprio come noi. Ma Tommaso desidera anche l’incontro con Gesù, vuole vederlo, vuole incontrarlo, vuole stare con Lui, proprio come noi. E Tommaso esprime la sua fede, mio Signore e mio Dio. E con noi dice: tu sei il mio Signore, tu sei il mio Dio, io credo in Te, io mi affido a Te, voglio assomigliare a te sempre più. Questo desiderio di assomigliare a Gesù ci fa rivivere l’esperienza di Tommaso: incontriamo il Signore risorto, ci lasciamo cambiare da Lui e anche noi gli diciamo mio Signore e mio Dio.

Ricordiamo in questa messa anche il nostro patrono san Giorgio che vediamo in chiesa vicino all’altare. Sappiamo di san Giorgio che la sua storia è segnata dalla fede, dal coraggio, dal desiderio di aiutare le persone a vincere la paura e il male, simboleggiati dal drago. San Giorgio ci insegna che il bene è più forte del male, anche se a volte non sembra, e che la vita è più forte della morte. Questo lo impariamo proprio dalla Pasqua: la nostra vita attraversa il momento della Passione, della morte, ma il nostro obiettivo, la nostra meta è la risurrezione, la vita eterna con il Signore. San Giorgio rappresenta chi fa della propria vita un dono per gli altri secondo l’ottica evangelica, è l’esempio di chi si impegna a costruire un mondo giusto e buono. San Giorgio ricorda alla nostra comunità che solo in Dio c’è la forza e la sorgente di una vita piena e ricca di bene.

Chiediamo a san Giorgio l’aiuto per la nostra comunità: lui è il nostro patrono, il nostro protettore. E ci insegni a seguire e ad assomigliare al Signore come ha fatto lui.

don Simone

DOMENICA DI PASQUA

Celebriamo anche quest’anno la Pasqua, la risurrezione di Gesù dopo la sua passione e la sua morte. Celebriamo in un modo inconsueto, a porte chiuse. Ma possiamo essere comunque vicini. Possiamo, in qualche modo, celebrare insieme. La nostra comunità si ritrova, avverte che la forza del Signore può superare la distanza, le difficoltà, le barriere e può raggiungerci là dove siamo, con le nostre gioie e le nostre sofferenze, con le nostre paure e le nostre speranze.

“Ed ecco vi fu un gran terremoto”: così l’evangelista Matteo descrive quel momento. La terra è sconvolta, c’è qualcosa di potente, che mette paura. Anche quando Gesù è morto c’è stato un terremoto. Ora sta accadendo qualcosa di straordinario, un evento mai successo. Se pensiamo a quanto la nostra vita in questo periodo sia stata sconvolta, possiamo immaginare che qualcosa di simile a un terremoto ha toccato anche le nostre famiglie, le nostre case, i nostri affetti. Ma ecco un angelo che ribalta quella pietra che era stata messa davanti all’ingresso della tomba, come per dire: la vicenda di Gesù è finita, è conclusa per sempre. Ma Dio ribalta quella situazione di dolore e di morte, Gesù è vivo, è risorto. L’intervento di Dio fa accadere l’inimmaginabile. Niente è più come prima, la risurrezione è un evento unico, straordinario. L’angelo dice alle donne: “Voi non abbiate paura!”. Quella pietra pesante richiama tutti i nostri problemi, le nostre difficoltà, le fatiche che abbiamo provato in questi giorni difficili, ma anche le relazioni che tra di noi sembrano irrecuperabili. Questa pietra ci pesa e, a volte, sembra che non ci lasci tregua. “Voi non abbiate paura, Gesù non è qui, è risorto” dice l’angelo alle donne, che saranno le prime testimoni della risurrezione. Gesù stesso va incontro alle donne, a loro è riservata la prima apparizione di Gesù. E dice loro di rallegrarsi, così il termine greco utilizzato. Rallegratevi perché la risurrezione è la sorgente della nostra gioia e dona alla nostra vita una speranza e una certezza così profonde che possiamo superare tutte le prove e le difficoltà che incontriamo. E Gesù aggiunge di andare ad annunciare l’evento della risurrezione: la risurrezione di Gesù non è solo la consolazione per un dolore, ma è l’inizio di un capovolgimento della storia. Il male e la morte non hanno più l’ultima parola, non sono il destino definitivo dell’uomo. C’è la risurrezione che rinnova tutto e dà la certezza che dopo la morte ci aspetta una vita nuova, la partecipazione alla risurrezione del Signore.

Voi non abbiate paura, dice anche a noi l’angelo, voi che cercate il Signore, potete trovarlo, non abbiate paura, non lasciatevi bloccare dai vostri problemi, dalle vostre angosce, dai vostri peccati, da quello che può danneggiare la vostra vita, fidatevi del Signore. Non siamo soli, non siamo abbandonati, Lui non ci abbandona mai, in nessuna situazione. Il Signore ci precede nella nostra Galilea, che è il nostro ambiente, la nostra famiglia, la vita di tutti i giorni. La Pasqua ci ricorda questo: è Gesù la nostra speranza, Lui ci offre sempre nuove possibilità di vita, nuove opportunità, il Signore ci cambia la vita, in meglio.

Accogliamo la mano che Dio ci offre in Gesù, il senso da dare alla nostra vita, la vita è più forte della morte. E questa vita da risorti il Signore la dona anche noi.

La benedizione del Signore sia l’augurio per questa Pasqua, il Signore vi dia la sua grazia, la sua forza. Lui che è passato attraverso la morte ed è risorto ci aiuti a superare tutte le nostre difficoltà e apra i nostri cuori alla speranza e alla pace.

Auguro di cuore a tutti voi e alle vostre famiglie buona Pasqua di risurrezione!

don Simone

DOMENICA DELLE PALME

La domenica delle Palme nella passione del Signore apre la grande settimana, quella che chiamiamo Santa, la settimana in cui ricordiamo la passione, la morte e la risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. Il testo della prima lettura per bocca del profeta Isaia, ci dà le indicazioni per vivere bene questi giorni. Il Signore mi ha reso suo discepolo, non un maestro, ma un discepolo. Io imparo del Signore: ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti. È una condizione abituale che si ripete di giorno in giorno. Anche noi come Isaia vogliamo essere discepoli, cioè vogliamo imparare, il Signore rende attenti i nostri orecchi, perché noi cerchiamo di capire che cosa il Signore vuole da noi. Il Signore mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza. Non mi sono tirato indietro, non mi sono rifiutato, anche se accogliere quello che il Signore mi propone mi è costato caro. Il Signore mi assiste, so di non restare confuso! Il Signore mi appoggia. E mentre ascoltiamo questo, abbiamo impressione di sentire Gesù stesso che parla. La Pasqua che ci prepariamo a vivere deve produrre noi un grande cambiamento, abbiamo vissuto la Quaresima vivendo idealmente nel deserto come Gesù, in ascolto del Padre. Sono giorni particolari, non abbiamo mai vissuto la Quaresima in questo modo. Sono giorni anche difficili, giorni in cui ci vengono tante domande. Cerchiamo di rispondere a questa domanda: che cosa è essenziale nella vita? Che cosa è essenziale per noi? Essenziale è la nostra amicizia con Gesù, è la sua mentalità, l’essenziale sta nel cuore ed è invisibile agli occhi, essenziale è quello che conta veramente nella nostra vita: domandiamolo tutti e diventerà un esame di coscienza per noi. Che cosa è essenziale? Che cosa è importante che ci sia e non può mancare, perché la mia vita sia una vita bella, perché la mia vita sia una vita realizzata? La risposta di Gesù che noi acclamiamo come nostro re e maestro è: l’essenziale è l’amicizia con il Signore. È imparare da Lui, è accogliere da Lui quella capacità di dare la vita. Non salvate voi stessi, non fate i vostri comodi ci dice il Signore nella sua passione. Imparate da me a servire, a donare la vostra vita. Noi vogliamo seguire Gesù, Gesù ricordati di me, aiutami a vivere come hai vissuto tu. Ripetiamo in questi giorni questa preghiera fondamentale: Gesù ricordati di me e aiutami a seguirti.

BUONA DOMENICA                                                                                 don Simone

V DOMENICA DI QUARESIMA

MOMENTO STRAORDINARIO DI PREGHIERA
IN TEMPO DI EPIDEMIA

PRESIEDUTO DAL SANTO PADRE

FRANCESCO

Sagrato della Basilica di San Pietro
Venerdì, 27 marzo 2020

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).