VI DOMENICA DI PASQUA

Questa domenica ci prepara al dono dello Spirito Santo che compie il tempo pasquale. Nell’anno liturgico, ricorda sant’Agostino il tempo prima di Pasqua è quello che stiamo vivendo ogni giorno, la nostra vita presente, il tempo pasquale rappresenta la gioia e la felicità che vivremo. Se abbiamo un tempo in cui sono presenti la fatica e il dolore, avremo un tempo in cui ogni nostra lacrima sarà asciugata. Questa è la promessa che ci è stata data; ma i testi della Liturgia di questa domenica ci dicono che il Signore è presente già adesso nella nostra vita, con il dono del suo Spirito e possiamo cogliere la luce della risurrezione di Gesù in ogni momento della nostra vita.

Nel Vangelo che abbiamo letto il clima è ancora quello del discorso di addio che Gesù rivolge ai suoi discepoli. Gesù promette il dono di un altro Paraclito. Questo termine è propriamente un termine giuridico che significa avvocato, letteralmente colui che viene chiamato vicino come aiuto. Un altro paraclito, il primo è Gesù stesso che rimane vicino, l’altro paraclito è lo Spirito Santo continua l’opera della salvezza iniziata da Gesù, è il maestro interiore che dal di dentro formerà un cuore nuovo, ci rende capaci di comprendere e di amare come Gesù. È il consolatore, che è dentro di noi, il difensore che ci protegge dal male. La sequenza di Pentecoste canta lo Spirito come dolce ospite dell’anima, cioè lo Spirito continua ad effondere in noi la dolcezza e la tenerezza di Gesù, che dice ai suoi discepoli: non vi lascerò orfani, quasi come se fosse un padre o una madre. Lo Spirito è capace di dare e generare vita. Dobbiamo avere sempre questa certezza interiore: Gesù non ci lascia soli, ma come un padre e come una madre, ci accompagna, ci guida, ci consola, ci incoraggia. Ci precede sempre nel cammino della nostra vita, non ci abbandona mai, ci è vicino nelle nostre difficoltà, nei nostri dolori, nelle nostre fatiche. È la speranza certa del nostro futuro, la sicurezza che il bene è più forte del male, la luce che può rischiarare le nostre ombre.

Gesù va al Padre e in questo modo viene a noi, attraverso lo Spirito viene ad abitare in noi. E questo perché la nostra vita sia pienamente realizzata. Lo Spirito ci guida a comprendere il Vangelo, a custodire nei nostri cuori i pensieri di Gesù, ad accrescere il nostro desiderio dell’incontro con Gesù.

Nella seconda l’apostolo Pietro ci dice di essere sempre pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi: è necessario che ognuno di noi sappia rendere ragione di quello in cui crede, dare conto della propria fede. Non è così scontato e facile; a volte di fronte a una domanda: ma tu perché credi? non sappiamo bene cosa rispondere, non andiamo davvero al cuore della nostra fede. Certo una risposta adeguata non è perché siamo abituati così, ma è perché abbiamo incontrato il Signore che ci ha cambiato la vita, ci ha dato la possibilità di vivere una vita realizzata, una vita ricca di bene, una vita in cui Lui è sempre al nostro fianco perché possiamo esprimere il meglio di noi stessi. E questo, aggiunge san Pietro, sia fatto con dolcezza e con rispetto, non con superbia, anche correndo il rischio che gli altri parlino male di noi. L’importante è che non abbiano ragione.

Chiediamo al Signore che grazie al suo Spirito, ci renda cristiani ragionevoli, capaci di dare ragione della nostra fede, capaci di vivere concretamente il comandamento di Gesù e di saperne parlare con intelligenza con dolcezza e con rispetto.

don Simone

Pubblicato il 17 maggio 2020 su dSimone. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Commenti disabilitati su VI DOMENICA DI PASQUA.

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