II DOMENICA DI PASQUA

Celebriamo oggi la seconda domenica di Pasqua, la domenica in albis, si chiude oggi l’ottava di Pasqua. La festa di Pasqua per noi cristiani è così importante, è il compimento della storia della salvezza, che la Chiesa ha pensato di dilatarla in otto giorni, come se fossero un unico giorno. Oggi si completa il grande evento di tutta la storia, che è la risurrezione di Gesù, inizio di un nuovo mondo, della nuova Alleanza. San Giovanni Paolo II per questa domenica della divina misericordia. La misericordia del Signore fa splendere la nostra vita che grazie a Gesù può risorgere.

Si legge nel vangelo l’episodio dell’incontro di Gesù con gli apostoli, proprio otto giorni dopo la Risurrezione. Inizia quell’abitudine di trovarsi ogni settimana, di domenica in domenica, per incontrare il Signore risorto che è in mezzo a noi e che ci parla, è quello che viviamo nella Messa. C’è anche Tommaso, che, assente il giorno della risurrezione, non credeva che il Signore fosse apparso. E Gesù lo accontenta, non in privato, da solo, ma alla presenza della comunità dei discepoli, gli mostra i segni della sua crocifissione, gli fa verificare, è proprio il crocifisso, è proprio vivo. Gesù ha superato il dramma della morte ed è risorto.

Giovanni si preoccupa di spiegare il significato del nome Tommaso: significa gemello e riporta anche la forma greca Didimo che significa, appunto, gemello. Perché Giovanni si preoccupa di chiarirci questo significato? Per attirare la nostra attenzione su quel particolare e per darci una chiave di lettura del brano di Vangelo. Tommaso è un gemello, cioè chiamato ad assomigliare a Gesù come discepolo, ma soprattutto è gemello nostro, quello che non nasconde a Gesù i suoi dubbi, le sue difficoltà a credere, proprio come noi. Ma Tommaso desidera anche l’incontro con Gesù, vuole vederlo, vuole incontrarlo, vuole stare con Lui, proprio come noi. E Tommaso esprime la sua fede, mio Signore e mio Dio. E con noi dice: tu sei il mio Signore, tu sei il mio Dio, io credo in Te, io mi affido a Te, voglio assomigliare a te sempre più. Questo desiderio di assomigliare a Gesù ci fa rivivere l’esperienza di Tommaso: incontriamo il Signore risorto, ci lasciamo cambiare da Lui e anche noi gli diciamo mio Signore e mio Dio.

Ricordiamo in questa messa anche il nostro patrono san Giorgio che vediamo in chiesa vicino all’altare. Sappiamo di san Giorgio che la sua storia è segnata dalla fede, dal coraggio, dal desiderio di aiutare le persone a vincere la paura e il male, simboleggiati dal drago. San Giorgio ci insegna che il bene è più forte del male, anche se a volte non sembra, e che la vita è più forte della morte. Questo lo impariamo proprio dalla Pasqua: la nostra vita attraversa il momento della Passione, della morte, ma il nostro obiettivo, la nostra meta è la risurrezione, la vita eterna con il Signore. San Giorgio rappresenta chi fa della propria vita un dono per gli altri secondo l’ottica evangelica, è l’esempio di chi si impegna a costruire un mondo giusto e buono. San Giorgio ricorda alla nostra comunità che solo in Dio c’è la forza e la sorgente di una vita piena e ricca di bene.

Chiediamo a san Giorgio l’aiuto per la nostra comunità: lui è il nostro patrono, il nostro protettore. E ci insegni a seguire e ad assomigliare al Signore come ha fatto lui.

don Simone

Pubblicato il 19 aprile 2020 su dSimone. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Commenti disabilitati su II DOMENICA DI PASQUA.

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